SAGRASCIA al PICCOLO

DOMENICA 11 marzo 2012  ore 17  e ore 18,30 – Entrata gratuita riservata ai Soci
AL PICCOLO DI SOVERIA MANNELLI
CIRCOLO DEL CINEMA E DEL TEATRO “GIANGURGOLO”
INFO E PRENOTAZIONI : lcgiangurgolo@gmail.com – 3294470295


SaGràscia

Commedia, durata 80 min.- Italia 2010.- Distribuzione Indipendente uscita venerdì 11 novembre 2011. MYMONETRO SaGràscia* * * - -
primo piano
Road movie onirico lungo una Sardegna incantata: un esordio folgorante
Marzia Gandolfi ***-
Locandina SaGràscia

Antonio ha pochi anni e tante biglie. Sfuggito alla nonna e alla sua mania di ‘mondare’ viso e peccato, Antonio scivola e sviene. Ma l’intervento provvidenziale del Santo che porta il suo nome lo restituisce alla vita e a quella nonna devota che lo ‘cuce’ dentro un saio e lo invita a onorare la grazia ricevuta. Partito da casa alla volta della chiesa e di Sant’Antonio, accompagnato da un cugino povero di parole ma ingordo di meloni, il ragazzino intraprenderà un viaggio onirico affollato di uomini e animali, di portieri senza attaccanti e di piloti senza corsa, di cani più belli di cavalli e di mucche più belle di un uomo, di mele precipitate e di meloni lanciati, di sogni sognati e di vite ‘miracolate’.
Esordio folgorante (e immaginativo) quello di Bonifacio Angius, viaggiatore incantato come il suo piccolo protagonista, errante tra le pieghe di un’isola. Chi conosce la Sardegna forse non la ritroverà nei luoghi del film di Angius e chi vorrà conoscerla usandolo come guida probabilmente quei posti non li troverà mai, perché Sagrascia coglie quella terra in uno stato di sospensione. La Sardegna in Sagrascia è un posto addormentato, un paese delle meraviglie frequentato da creature altrettanto meravigliose. Bambini, giganti, pastorelle, nonne, piloti, vagabondi, musici, cani, mucche, automobili, biglie popolano il cinema di Angius, un cinema naturale e innocente che sogna immagini vergini e assomiglia più al ritmo di una musica (le vivissime note di Carlo Doneddu) che ai passi di una spiegazione.
Autoprodotto dall’autore con il sostegno dell’associazione Unione Cineasti Indipendenti, Sagrascia è una zattera pronta a lasciarsi andare fra le onde, un luogo di incerto confine fra il qui e l’altrove, un luogo di traffici da cui partono e arrivano personaggi, oggetti, animali, frutti caduti dal fuori campo nello spazio visivo e visibile. Girato nel sassarese, intorno al paese di Ploaghe, ‘assistito’ da Sant’Antimo e ‘patrocinato’ da Sant’Antonio Abate, l’opera prima di Angius è una carezza nostalgica a un mondo arcaico che parla sardo, italiano, catalano, esperanto, un abbraccio a paesaggi che gridano la loro bellezza al cielo più forte delle cicale. Partito da una foto in bianco e nero da un ricordo biografico, la caduta dalle scale di suo padre-bambino e il successivo pellegrinaggio per rendere grazie a Sant’Antonio, l’autore restituisce la fede nell’avventura del cinema, nella sua capacità di far pulsare l’essenza dello spazio o di rendere estrema l’esperienza senza estremi del tempo. Inutile parlare di trama con Sagrascia: c’è un soggetto scritto a otto mani e quattro cuori, c’è una sceneggiatura che ha stravolto quel soggetto, c’è una messa in scena che supera in senso dell’assurdo la stessa sceneggiatura. Perché Sagrascia è magnificamente incurante delle traiettorie prestabilite e volontariamente deciso a non rimettere logicamente tutti gli elementi al loro posto. Come il piccolo Antoneddu nemmeno noi sappiamo dove andiamo magari scalzi e magari a piedi, forse convergiamo verso un ‘tempio’ per ringraziare della vita o per scoprire di non averla più una vita. Poca importa, a contare è la ricerca, quel flusso di energia che produce il filo della (nostra) storia e incrocia i fili delle (altre) storie.