Far East Film Festival 2012 – Udine 21-24 aprile 2012

Arriviamo in tempo per guardare il discusso “Nightfall“: bello, intenso e dalla trama intricata e – al tempo stesso – molto coinvolgente da seguire. La sala del teatro è piena di persone, che sottolineano il proprio apprezzamento a fine del film – subito dopo il toccante finale – con un intenso applauso. Noialtri italiani, presenti in buona maggioranza, riusciremo a cogliere i dettagli dei dialoghi (in lingua originale con sottotitoli in inglese) mediante un efficace servizio di traduzione simultanea, che ci accompagnerà mediante cuffia e radiomicrofono per la totalità dei film a cui abbiamo assistito.

Il secondo giorno – domenica 22 aprile – è la volta di “Love Strikes!” (One Hitoshi), commedia sentimentale dai toni facili e ricchissima di ironia, che racconta la storia di un “nerd” trentenne che viene assunto da una webzine e scopre il proprio “moteki“, un periodo di improvvisa popolarità per l’altro sesso. Le conseguenze saranno facilmente immaginabili, e porteranno il protagonista a vivere esperienze piacevoli ealtre meno gradevoli, il tutto con uno stile che ricorda pesantemente quello di un manga. La pausa pranzo si prolunga un po’ più del necessario, e così ci perdiamo l’atteso “Rent-a-cat” e riusciamo a tornare al Nuovo Giovanni giusto per la proiezione di “Moby Dick” (Park In-Jae). Richiamandosi al classico di Herman Melville fin dalla citazione iniziale, sviluppa un sostanziale film di spionaggio dalla trama fin troppo intricata, che racconta di un gruppo di giornalisti alle prese con un testimone scomodo per le autorità ed un attentato terroristico i cui colpevoli sembrano essere stati costruiti a tavolino. Una variazione sul tema complottistico già viste in altre occasioni, che non fa di suo gridare al miracolo ma è tutto sommato gradevole. Dopo qualche ora di pausa arrivano le 22.20 per il successivo “The front line” (Jang Hun), un film di guerra che riprende stile e tematiche dei classici del passato (Platoon su tutti), e che racconta la tragedia della guerra coreana degli anni 50 tra nord e sud. Una collina, in particolare, viene occupata dai due schieramenti a fasi alterne, in attesa di una resa che arriverà soltanto tre anni dopo, e mentre i due eserciti inizieranno a scambiarsi regali all’interno di una cassetta di legno sepolta sempre nello stesso punto. Il 23 aprile, dopo una mattina trascorsa a visitare il centro storico di Udine, si passa a Kentut (di Aria Kusumadewa), satira politica piuttosto esplicita che rappresenta due candidati politici contrapposti – beffardamente definiti N.1 e N. 2 – che se ne dicono di tutti i colori fin quando la candidata apparentemente più ragionevole viene ferita in un attentato. Ricoverata in ospedale, sarà un affannarsi di politici e religiosi che le andranno a fare visita al solo scopo di mercanteggiare voti e nuovi adepti, mentre si attende una letterale scoreggia che – ci raccontano – dovrebbe risolvere la situazione. Tra peti insensati ed osservazioni corrosive vagamente qualunquistiche – che richiamano un po’ quanto realizzato, con molta maggiore efficacia, ad esempio dal popolare comico Borat – il film si sviluppa sul non-sense e la corporalità pura. Il successivo “The great magician” (Derek Yee) mostra trucchi magici ed illusionistici nell’antica Cina dei signori della guerra, nella quale il protagonista ricorrerà alla propria arte per salvare la propria amata. Una versione di classico film cinese ricco di dettagli e dalla bella fotografia, molto gradito al numeroso pubblico in sala e che potrebbe aver ispirato – ad esempio – il Carpenter fumettistico di “Grosso guaio a Chinatown“.

La nostra giornata si conclude con “Song of silence” (CHEN Zhuo), proiettato in teatro alla presenza del regista e di parte del cast: un film molto introspettivo e drammatico che racconta, attraverso svariati scenari silenti e contemplativi, il dramma di una famiglia moderna e l’equilibrio che cerca di instaurare, rappresentato simbolicamente dai pezzi di un puzzle che i tre protagonisti cercheranno disperatamente di tenere in piedi. Martedì 24 aprile, qualche ora prima della partenza, riusciamo infine ad assistere a due film inediti in Italia del cosiddetto “decennio oscuro” del cinema coreano: si tratta di Rainy Days (YU Hyun-mok, 1979) e Night Journey (KIM Soo-yong). Il primo racconta arruolamento e pensiero politico rispettivamente di un dissidente e di un adepto comunista durante la sanguinosa guerra di Corea, mentre il secondo è una commedia dai toni piuttosto leggeri, che riesce pero’ a mostrare in modo nitido l’alienazione di una coppia di dipendenti di banca, incapaci di esternare pienamente i sentimenti l’una/o per l’altro/a, in particolare in ambito prettamente sessuale.

Tutte le recensioni dei film visti al Far East Film Festival 2012 di Udine.