Nessuno mi può giudicare – la recensione

(tratta da Coming Soon)

Forte di una robusta formazione televisiva e teatrale e dotata di una buona dose di talento, nonché aiutata da un’amicizia pluridecennale con Massimiliano Bruno, Paola Cortellesi dà un tocco di leggerezza in più al film, dimostrando al “pubblico bue” che una donna può far ridere anche quando è bella e sexy. Proprio come faceva Monica Vitti. Eppure, questa versatilità dell’interprete principale non sempre rende giustizia a Nessuno mi può giudicare, perché se l’evoluzione del personaggio in termini di tolleranza e profondità interiore è plausibile (i guai non aiutano forse a crescere?), viceversa è poco probabile che una donna che inizialmente parla come la Simona Marchini delle trasmissioni di Arbore lasci di colpo da parte il romanesco e il birignao man mano che la sua vita di trasforma in un viaggio all’inferno, tanto più se viene inserita in un milieu popolare. Diverso il caso del personaggio di Raoul Bova, che non solo non si snatura, ma offre a colui che lo impersona l’opportunità di raggiungere – in scena – la verità, proprio come era successo ne La nostra vita di Daniele Luchetti. Bova, insomma, dà il meglio di sé quando non è costretto a sparare o a fare il romatic-lead nelle commedie sofisticate, ed è bene che i nostri registi se ne accorgano.